Sannazzaro de' Burgondi, navigazione veloce.
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La Raffineria
Un paese in Lomellina: la storia, le tradizioni, il lavoro, la gente...

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Storia del paese.

Il Gonfalone.

La più bella veduta della Lomellina.

"La più bella veduta della Lomellina": così definiva Sannazzaro il Casalis nel suo "Dizionario storico geografico degli Stati Sardi" (Torino, 1847).
Non è elogio da poco per un paese di questa zona, collocata tra Lombardia e Piemonte e caratterizzata da una pianura uniforme, ritmata dai riquadri delle risaie ed interrotta solo dai filari di pioppi.
A giustificare la poetica definizione sta però il fatto che l'abitato sorge su un terrazzo alluvionale formato dal Po, quindi in posizione arroccata.

Perchè "Sannazzaro"? Una prima ipotesi.

Il toponimo è stato oggetto di dibattute controversie fra molti studiosi. Secondo alcuni il borgo si chiamò Sannazzaro in omaggio al martire milanese "Nazarius", che con il discepolo "Celsus" fu evangelizzatore dell'Italia del Nord del I secolo. La parrocchiale è tuttora dedicata ai S.S. Nazzaro e Celso e custodisce le loro reliquie. Avvalorano questa tesi due diplomi imperiali rispettivamente del 982 e del 1014 - i primi documenti in cui viene menzionata la località - che confermano al monastero di S. Salvatore in Pavia il possesso di alcuni beni in Lomellina, fra cui "Cellam Sancti Nazarii". Molto probabilmente con "cellam" si indica una piccola chiesetta dedicata a San Nazzaro, attorno alla quale si era venuto formando un agglomerato di abitazioni. Da ciò si può dedurre che Sannazzaro esisteva in epoca altomedioevale. La sua formazione sarebbe quindi posteriore rispetto ad altri centri della Lomellina come "Laumellum" (Lomello), "Duriae" (Dorno), "Retovium" (Robbio), risalenti all'epoca romana. Il ritardo è forse imputabile alla posizione decentrata rispetto alle due grandi vie romane di transito: quella che da Pavia, passando per Dorno e Lomello, puntava verso il Moncenisio e quella che, lasciata "Ticinum", si dirigeva a nord su Mortara, Robbio, Vercelli, per poi proseguire verso la Francia attraverso il Gran S. Bernardo.

Perchè "Sannazzaro"?Un'altra ipotesi.

Secondo un'altra ipotesi il toponimo potrebbe arrivare dal nome della nobile famiglia dei "de Sancto Nazario", che compare insistentemente in documenti pavesi dal XII al XIV secolo. Alcuni, poi, fanno provenire i Sannazzaro dai Salazar spagnoli, giunti in Italia al seguito degli aragonesi (ad essi appartenne anche il grande poeta napoletano Jacopo Sannazzaro).

Perchè "de' Burgondi"?

Altrettanto controversa è l'origine della denominazione "de'Burgondi" o "de'Burgundi". La dizione completa del toponimo compare molto tardi, nel Cinquecento inoltrato, ed è ufficializzata da un decreto reale del 1863: fino a quel momento su carte, mappe, atti, compare indifferentemente Sancto Nazario, S. Nazaro, San Nazzaro de Lumellina, San Nazaro de Pavia, ecc. La specificazione de'Burgondi si ritrova per la prima volta in un atto notarile con riferimento alla famiglia dei Bergondi (Bergondiis, Bergundiorum), che esisteva già nel XII secolo a Pavia e che a partire dal XIV secolo acquisì possedimenti in Lomellina.

La tradizione popolare, invece...

Questa la spiegazione storica pazientemente ricercata dagli studiosi; ma la tradizione popolare ha sempre in qualche modo ricollegato quel de'Burgondi all'omonima popolazione germanica che nel VI secolo si insediò nella regione della Giura, scendendo quindi in Italia. Una leggenda, filtrata dall'agiografia, vuole che i Burgundi, alleati di Odoacre e battuti da Teodorico, nella loro ritirata attraverso la pianura padana trascinassero con sé inermi cittadini. Il vescovo di Pavia, Epifanio, recandosi personalmente dal re Gundebaldo, ottenne la liberazione dei prigionieri, che riaccompagnò alle loro case dopo una lunga marcia attraverso le Alpi. Nessuna prova storica né reperti archeologici confermano l'eroica impresa di Epifanio, ma è certo che essa ha affascinato i sannazzaresi e ancor oggi non manca di suggestionarli: ed ecco il... "Burgundo"!...

I Malaspina.

Nel 1466 il borgo divenne feudo dei Malaspina, con le pertinenze di Ferrera, Pieve Albignola ed Alagna. I marchesi ne sarebbero rimasti proprietari fino al 1835, ad eccezione di una parentesi di pochi decenni in cui il feudo andò ai Campofregoso (1473 - 1520). L'ultimo erede dei Malaspina sarà Luigi, illustre studioso e appassionato collezionista, al quale si deve il primo nucleo della Pinacoteca di Pavia che porta il suo nome.

Sotto gli Spagnoli.

Già nel XV secolo Sannazzaro, come tutta la Lomellina, gravitava nell'orbita dei Visconti; seguirà poi le sorti del ducato milanese, passando nel Cinquecento prima ai francesi e poi agli spagnoli. Da allora diverrà un presidio militare: le soldatesche spagnole erano alloggiate nel Castello Incisa, dominante la "costa", cioè lo strapiombo sulla valle del Po. Il rione attorno al castello viene ancor oggi chiamato Quartiere, a ricordo degli acquartieramenti prima spagnoli e poi, via via, della cavalleria piemontese, delle truppe napoleoniche e dei distaccamenti austriaci. L'epoca della dominazione spagnola significò anche qui, come in tutta la Lombardia, depressione economica ed involuzione civile: miseria e pestilenze ridussero la popolazione dai 2000 abitanti dell'inizio del secolo a meno della metà nel 1650.

Sotto i Savoia.

Il passaggio al dominio dei Savoia nel 1706 , sanzionato dai trattati di Utrecht e Rastadt, che segnarono la fine della guerra di successione spagnola, dette inizio ad una nuova fase per Sannazzaro e per tutta la Lomellina. Il periodo di relativa prosperità che durò per tutto il '700 è in gran parte attribuibile alle riforme promosse dai nuovi re. Furono costruiti la porta d'ingresso al borgo (il cosiddetto Portone) e il Santuario della Madonna della fontana, entrambi a ricordo della terribile inondazione del Po del 1705. Nel 1723 venne tracciato lo stradone che li collegava, sul quale nel 1796 sorse la stazione di posta dei cavalli; sempre nella prima metà del secolo fu eretto Palazzo Pollone. La popolazione raggiunse le 3000 unità, mentre si sviluppano le attività manifatturiere e artigianali; oltre al mercato del sabato, hanno luogo nel paese due fiere annuali di bestiame. Punto d'accesso all'abitato è pure il piccolo Ponte S. Pietro sulla roggia Erbognetta, canale d'irrigazione destinato anche ad approvvigionare d'acqua gli abitanti e al quale, fino ad alcuni decenni or sono, le donne si recavano per lavare i panni.

L'epoca napoleonica.

Fra '700 e '800 la località subì le stesse vicende del resto della Lomellina, conquistata da Napoleone nel '96 ed entrata a far parte della Repubblica Cisalpina come dipartimento dell'Agogna, occupata dalle truppe austro-russe al comando del Savarov nel '99, di nuovo riconquistata dai francesi dopo la battaglia di Marengo e saldamente in mano al Bonaparte fino al crollo del suo impero. L'epoca napoleonica portò alla ribalta la nuova borghesia dei fittavoli, che introdussero metodi di produzione capitalistica nelle grandi aziende agricole. A costoro si deve la realizzazione di alcune interessanti dimore, come i palazzi Allevi, Pollini e Cardoli.

Tra ottocento e novecento.

Nell'Ottocento Sannazzaro mantenne le sue caratteristiche di centro agricolo. Gli anni della formazione del Regno d'Italia coincidono con la costruzione della linea ferroviaria Alessandria-Pavia, inaugurata nel 1862. Poco prima, nel 1860, era stato edificato per volere di Giovanni Antona Traversi, come dono alla moglie, Donna Claudia , il tuttora esistente asilo infantile, esemplato su modelli di istituzioni educative d'oltralpe. Nel 1890 sorsero invece le scuole elementari e nel 1932 il nuovo Palazzo Comunale, in stile piacentiniano e ingombro di bassorilievi inneggianti alla retorica fascista. Anche il tessuto urbano andò mutando.

Arriva la Raffineria.

Ma il momento di maggior crescita e trasformazione risale indubbiamente agli anni '60 del secolo scorso, a seguito dell'insediamento del grande complesso petrolchimico della Raffineria del gruppo Eni.

A cura di Fiorenza Marziani

(Da "Comune di Sannazzaro de' Burgondi" - IMMAGE Edizioni, in collaborazione con la Pro Loco Sannazzaro - 1997).

Di seguito, importanti precisazioni gentilmente inviateci da Giuseppe Sannazzaro, discendente dell'omonima famiglia originaria del nostro paese:

"La famiglia "di Sannazzaro" (o de sancto nazario) originaria di Sannazzaro possedeva già ampi beni nel territorio di Sannazzaro già nel secolo X, forse in retro feudo dai monaci cluniacensi o dal monastero di san Salvatore.
La famiglia de Burgondi non è mai esistita: nel medioevo dato che i Sannazzaro diventarono molto numerosi (non esistendo il maggiorascato, le proprietà si spezzettarono molto e molto presto) i vari rami presero ad identificarsi o dal nome del patronimico (cioè fondatore del ramo) o dal nome del feudo di riferimento. Si crearono quindi i Sannazzaro de Burgondi, perchè discendenti da Burgundio (O Burgondo), ramo principale rimasto a Sannazzaro, ma impoveritosi presto, i Sannazzaro de Glaroli (e non una famiglia Glaroli, come dice erroneamente anche Wikipedia) perchè proprietari del feudo di Glarolis (attuale Giarole, vedi oltre), i Sannazzaro della Ripa nell'oltrepo pavese, i Sannazzaro de Marazzi e molti altri.
La diceria che la famiglia Sannazzaro fosse imparentata o discendente dei Salazar è assolutamente non vera. I Sannazzaro erano attestati in zona come detto dal X secolo, periodo in cui non c'erano in Italia famiglie di origine spagnola.

Sono un appassionato di storia medioevale e... un discendente dei Sannazzaro. Precisamente il mio ramo possiede il castello di Giarole (Glarolis) dal secolo XII. Io ancora vi abito. E lo stemma della mia famiglia è quello che è inquartato nello stemma comunale (scaccato d'oro e rosso).
Sul mio sito, www.castellosannazzaro.it, si trova una storia della famiglia Sannazzaro scaricabile in pdf, abbastanza aggiornata".


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