La grande Raffineria dell'AGIP

Nella prima metà degli anni 60, sul terreno allora agricolo della
cascina Cantaberta, iniziarono i lavori di costruzione di quella che
un trentennio più tardi sarebbe diventata una tra le più importanti
e complesse Raffinerie dEuropa.
Perché a Sannazzaro de' Burgondi, un paese della Lomellina a
carattere prevalentemente agricolo? Principalmente per la sua posizione
geografica strategica, essendo situato vicino agli svincoli autostradali
delle tratte Genova-Milano e Torino-Piacenza e sulla linea ferroviaria
Pavia-Alessandria, ma soprattutto perché al centro del triangolo
industriale Milano – Torino – Genova che rappresentava negli
anni ’60, e rappresenta ancora adesso, una delle zone economiche
ed industriali più importanti d’Italia.
La relativa vicinanza con Genova consente oggi alla Raffineria l’approvvigionamento
di petrolio grezzo per mezzo dell’oleodotto che dal Porto Petroli
di Genova Multedo arriva al deposito di Ferrera e prosegue quindi verso
la Svizzera e la Germania attraversando le Alpi.
La capacità di lavorazione della Raffineria attualmente (2004) è circa 10 milioni di Tonnellate annue di petrolio grezzo lavorato; di queste l’80% arriva da Genova e il restante 20% dai pozzi di estrazione vicino a Trecate, collegati a Sannazzaro con un oleodotto.
Il primo impianto che iniziò a funzionare fu nel 1963 il TOPPING, utilizzato per la distillazione primaria del petrolio grezzo, e la prima cisterna di prodotto finito partì il 15 Settembre dello stesso anno. Inizialmente il numero di occupati era di circa 300, mentre oggi la fabbrica conta circa 500 dipendenti interni più un numero consistente di addetti delle imprese terze.
Lo stabilimento è posto su un’area di circa 700 ettari, equivalente circa ad un rettangolo di 1 km per 2 di lato. La disposizione degli impianti e del processo di lavorazione è tale che per Sannazzaro è possibile parlare in termini di due raffinerie integrate, ognuna avente possibilità di marciare indipendentemente dall’altra. Questa particolarità agevola non poco le fermate generali per la manutenzione, offrendo sempre disponibilità di prodotto alla vendita anche con impianti fermi.
I principali impianti di processo presenti sono:
- Due distillazioni primarie, aventi lo scopo di frazionare il petrolio
grezzo in distillati leggeri, medi e pesanti.
- Una unità sotto vuoto, che ha lo scopo di frazionare ulteriormente
i distillati pesanti del Topping e che vanno a costituire a loro volta
la carica per gli impianti di conversione.
- Tre desolforazioni di distillati medi (gasolio e kerosene),
due impianti di "reforming" per le benzine pesanti e uno di
"isomerizzazione" per le benzine leggere aventi lo scopo di
produrre basi benzine pregiate con alto numero d’ottano.
- Tre impianti di conversione termica e catalitica, nella fattispecie:
un cracking catalitico a letto fluido (FCC) costruito già negli
anni ’60 che processa anche i distillati pesanti dal topping,
un cracking termico che processa la parte pesante dell’impianto
sotto vuoto e un cracking catalitico ad idrogeno (HDC) che lavora ad
alte pressioni finalizzato alla produzione di gasolio completamente
senza zolfo.
- Alcuni impianti per la produzione di basi benzine ad alto ottano,
tra cui un impianto per la produzione di MTBE.
Oltre agli impianti di processo la Raffineria consta anche di:
- due impianti per il recupero dello zolfo dai gas acidi (la cui tecnologia
garantisce un’efficienza di oltre il 99.95% sullo zolfo recuperato).
- un impianto per la depurazione delle acque reflue avente una sezione
chimico/meccanica e una biologica.
- una centrale termoelettrica a ciclo cogenerativo che provvede al fabbisogno
energetico della fabbrica sia in termini elettrici che termici (vapore
di processo agli impianti), in grado di soddisfare la richiesta di energia
elettrica di una città di oltre 50.000 abitanti.
Fin dalla sua nascita la Raffineria di Sannazzaro ha realizzato numerosi progetti per la trasformazione di distillati pesanti del petrolio in derivati più leggeri idonei per la preparazione di benzine e gasoli, cioè per incrementare quella che in termini tecnici viene chiamata la capacità di conversione. Ad oggi la conversione della Raffineria è di oltre il 80%, cioè meno del 20% del petrolio processato è costituita dai distillati pesanti, oli combustibili e bitumi, i cosiddetti "NERI".
Con l’avvio della nuova centrale termoelettrica di Ferrera Erbognone, della potenza nominale a pieno regime di circa 1000 MW, si avrà anche la realizzazione, nella Raffineria, di un nuovo impianto di trasformazione di oli pesanti in gas (che andrà ad alimentare le turbine della nuova centrale). Questo intervento aumenterà ulterioremente la conversione dello stabilimento, fino a farlo diventare una Raffineria completamente "BIANCA", e apporterà ulteriori vantaggi anche per l’ambiente, riducendo gli inquinanti e diminuendo la circolazione di autobotti di circa 20.000 unità/anno.
Di pari passo all’aumento della conversione, la Raffineria ha realizzato nel corso degli anni anche il potenziamento degli impianti di desolforazione dei distillati (kerosene e gasolio), recupero zolfo dai gas acidi e potenziamento di impianti per la produzione di basi pregiate ad alto ottano, nonché l’installazione di impianti per il recupero dei vapori dalle pensiline di carico autobotti e ferrocisterne, che hanno contribuito notevolmente alla riduzione dell’impatto ambientale sul territorio circostante.
Tra i progetti di prossima realizzazione è da menzionare un impianto per la desolforazione dei fumi dall’impianto di conversione catalitico a letto fluido (FCC), in assoluto la prima realizzazione mondiale su scala industriale di questo impianto che comporta un grosso beneficio in termini di riduzione di inquinanti nell’aria.
L’interesse per l’ambiente è inoltre sottolineato dal fatto che la Raffineria ha in corso l’implementazione di un sistema di gestione ambientale che sarà successivamente certificato secondo gli standard ISO 14001
Cosa produce la Raffineria? La complessità del ciclo di lavorazione unita ad una buona capacità di stoccaggio e segregazione dei semilavorati consente di produrre:
- GPL e Propilene per usi industriali, ma anche gas per la rete urbana di Sannazzaro.Inizialmente i prodotti uscivano dalla Raffineria solo via autobotte o ferrocisterne fino ad arrivare a 400 autobotti giornaliere; oggi l’85% dei prodotti viene esitato dagli oleodotti che collegano la Raffineria con i depositi di Volpiano (TO), Fiorenzuola (PC), Rho (MI) e Arquata (AL), mentre le spedizioni su gomma sono ridotte a circa il 10% del totale. La distribuzione copre l’area logistica della Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia e parte del Veneto e rifornisce alcuni depositi dedicati ai mercati esteri (Svizzera, Austria, Francia e Germania).
La Raffineria si è notevolmente inserita nel contesto economico-sociale del paese.
Fin dagli agli anni 80, è in essere tra Comune e Raffineria una "convenzione socio-urbanistica", nell’ambito della quale, in un contesto di piena e trasparente collaborazione, vengono pianificati alcuni interventi sia in ambito urbanistico, sia nel campo della salvaguardia ambientale, a favore del centro abitato e del territorio circostante.
(Si ringraziano "AGIP Petroli" e Pierangelo Fazzini per la cortese, preziosa collaborazione - 2004).
La Raffineria, oggi e domani: un aggiornamento.
Master 2008 di 1° Livello in Raffinazione idrocarburi processi ed affidabilità
l'Università di Pavia, in collaborazione con la Raffineria R&M
– Eni Spa – di Sannazzaro de’ Burgondi e con il Comune
di Sannazzaro de’ Burgondi organizza per l'anno 2008/2009 la seconda
edizione del “Master di 1° Livello in "Raffinazione idrocarburi:
processi ed affidabilità",
Bando,
presentazione Master e locandina