Attività sociali
Il Pensionato
"PICCOLO
RIFUGIO PEI POVERI CRONICI". Ecco il titolo che a questo Sig. Prevosto
piacque di dare al Pio Istituto, dalla sua carità recentemente
aperto e destinato a raccogliere i poveri cronici del paese che, mancanti
di vesti, di pane e di tetto, solevano in addietro offrire all'attonito
sguardo dei cittadini il desolante spettacolo di trascinare per le pubbliche
vie, estenuati e laceri, la loro misera esistenza." La notizia
della fondazione del Pio Istituto, voluto dal Prevosto Don Giovanni
Gazzaniga , è riportata sull' "Eco della Lomellina"
del 17 settembre 1893. "E che felice, degna dei più lusinghieri
encomi fosse stata l'idea concepita del prefato Sig. Prevosto di aprire
un tal ricovero, lo dimostra ad evidenza l'accorrere a gara d'ogni classe
di persone ad offrire, appena fu aperto, quali vettovaglie e quali indumenti
a decenza e sostentamento di quegli infelici". La storia della
nascita del Ricovero è storia di miseria e di grande sensibilità
da parte del suo fondatore, ma anche di solidarietà dei Sannazzaresi
che, direttamente o attraverso le Opere Pie di Carità, facevano
pervenire le loro offerte per incoraggiare il Parroco a perseverare
nella sua filantropica iniziativa. Dai registri parrocchiali dell'epoca,
in una relazione del Prev. Gazzaniga sulle Opere Pie e Fondazioni, si
legge: "Avvi un ospitaletto dal titolo "PICCOLO RIFUGIO PEI
POVERI CRONICI" aperto dal sottoscritto per i suoi parrocchiani
l'8 maggio 1893 e posto sotto l'invocazione della Sacra Famiglia, con
carattere puramente privato epperciò indipendentemente da protezione
legale e non aspirante che alla tutela dell'Ordinario Diocesano. Finora
i ricoverati stabili sono diciassette". Presidente di quell'istituzione
era il Parroco, una Superiora ne eseguiva gli ordini, un economo - tesoriere
provvedeva ai bisogni, pie persone concorrevano alla "Pulitezza
del luogo ed alla cura degli ammalati". I locali, di proprietà
della Parrocchia, erano situati nell'ala prospiciente la piazzetta della
chiesa, che fa angolo col Vicolo Portone. Alla morte del Prevosto Gazzaniga,
avvenuta nell'ottobre del 1902, il Pio Istituto passò sotto la
gestione della locale Congregazione di Carità. Nell'agosto del
1906 il Consiglio Comunale discusse la proposta di provvedere una sede
più adatta per i ricoverati, sempre ospiti nei locali della Parrocchia.
Furono diverse le proposte al riguardo. Il consigliere Pastorini espose
l'idea di adibire a tale uso la casa annessa al Santuario della Madonna
della Fontana, abitata dal Cappellano, ma il Sindaco Luigi Fassi assicurò
che il Comune e l'Opera Pia si stavano interessando all'acquisto della
casa dell'ex - esattore Filippo Fagnani in Via Incisa. Dovettero passare
altri tre anni quando nel luglio 1909 il cav. Carlo Pollone, Presidente
della Congregazione di Carità, offrì 2000 lire per concorrere
all'acquisto di un caseggiato degli eredi Valsecchi, in Via Vigevano
e "ove le trattative non approdassero a buon esito" si propose
di donare egli stesso l'area necessaria alla costruzione del fabbricato,
in Viale Stazione. Ma anche quest'idea non andò in porto. Nel
maggio del 1911 il Sig. Luigi Codebò, segretario della Congregazione,
fece dono all'Opera Pia "la Carità" di un terreno posto
in Viale Vittorio Emanuele (ora Viale Italia) necessario alla costruzione
del Ricovero. E nel dicembre dello stesso anno il nuovo Presidente della
Congregazione, avv. Enrico Pollini, emanava il bando di concorso per
la presentazione del progetto. Costo complessivo dell'opera: 20.000
lire. Ma nel marzo del 1913, abbandonando l'idea della costruzione in
Viale Vittorio Emanuele, l'avv. Pollini fece un appello alla cittadinanza
per far sorgere un edificio "che risponda alle esigenze della scienza
moderna, capace di ricoverare 20 vecchi, con annesso ambulatorio e 2
camere di degenza con 7 letti, per la cura degli ammalati di questo
Comune" da erigersi su terreno di mq 2465, in località Stazione
donato dal Cav. Pollone. La domenica successiva, nel salone della Società
Operaia, il Dott. Mainoli tenne una conferenza per spiegare al pubblico
presente la grande opportunità di creare in paese un ricovero
per i vecchi con annesso ambulatorio medico - chirurgico. Dunque si
trattava di costruire anche un piccolo Ospedale il cui personale sanitario
sarebbe stato costituito dai due medici locali e da un Chirurgo Primario
dell'Ospedale di Pavia che gratuitamente avrebbe offerto la sua opera
una volta la settimana. E venne il maggio del 1914, quando il sindaco
Avv. Angelo Gobbi, con una brillante relazione, sottopose al definitivo
verdetto consiliare il progetto dell'erigendo Ricovero Vecchi ed Ambulatorio
medico - chirurgico, presentato dall'Ing. Angelo Callegaris. L'edificio
sarebbe dovuto sorgere a sud della provinciale Sannazzaro - Ferrera,
verso l'abitato, nell'ultimo limite della proprietà del cav.
Pollone che "assecondando i desideri manifestati dell'Amministrazione"
aveva offerto in dono quella nuova area, in cambio dell'altra posta
in Via Stazione. Costo dell'opera 43.000 lire, oggi corrispondenti a
circa 235 milioni. Ma quell'Ospedalino non si farà mai perché
il Cav. Pollone, all'atto della donazione del terreno, avanzò
inaspettatamente due clausole: l'erezione dell'Istituto in Ente Morale
e la rappresentanza perpetua nel Consiglio di Amministrazione di un
membro della sua famiglia. Quei patti non furono accettati. Così
non se ne fece nulla. Si tornò invece alla ricerca di un sedime
da acquistare. Dovranno trascorrere altri cinque anni ed alle interminabili
vicende burocratiche si aggiungeranno anche gli effetti dell'inflazione:
le 60.000 lire del capitale a disposizione, dopo la Prima Guerra Mondiale
varranno molto meno; e quando nel 1920 il Prevosto Mandelli, per fondare
l'Oratorio Femminile con annessa abitazione delle Suore, chiederà
la restituzione dei locali della Parrocchia, la Congregazione dì
Carità acquisterà per 35.000 lire l'ex - Albergo Croce
Bianca. Ma già nel gennaio del 1921, per l'inadeguatezza e l'insufficienza
delle stanze, l'Amministrazione vendette lo stabile di Via Garibaldi
al Sig. Lavatelli Luigi per un valore di 40.000 lire ed acquistò
in Via Incisa l'ex - proprietà Fagnani al prezzo di 48.000 lire
(7.200.000 attuali). Questa è la sequenza storica della tormentata
vicenda del Ricovero alla ricerca di una sede propria e definitiva.
Nel 1925 il Pio Istituto fu eretto in Ente Morale e si chiamò
RICOVERO INDIGENTI "la CARITÀ". Gli anziani erano assistiti
con mirabile spirito umanitario da tre Suore dell'Ordine delle Benedettine
di Voghera. L'Ente era sempre amministrato dalla Congregazione di Carità
e riceveva cospicue offerte in denaro e in natura (anche la legna per
il riscaldamento) dai Sannazzaresi, compresi quelli residenti all'estero.
Ogni anno, per la Sagra di settembre, veniva allestito un Banco di Beneficenza
i cui proventi erano interamente destinati al Ricovero che, fino agli
anni `30, ospitava 26 anziani. II resto è storia recente. Nel
gennaio del 1967 prese l'attuale denominazione di "PENSIONATO SANNAZZARESE"
e dal 1978, anno in cui le Suore Benedettine lasciarono il loro servizio,
è diventato I.PA.B. (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza).
L'edificio venne interamente rinnovato negli anni `80 ed ampliato negli
anni `90 su progetto dell'Arch. Pier Franco Dallera. Oggi è una
struttura che consente di ospitare 60 anziani non autosufficienti oltre
ad un posto di Centro Pronto Intervento destinato ad assicurare, in
via temporanea, il soddisfacimento di improvvisi ed eccezionali bisogni
socio-assistenziali e sanitari.
Rosalia Carpani
( Riduz. e adatt. da "Il Pensionato Sannazzarese", L'Eco di Sannazzaro n. 3, settembre 1997).
Il
decreto del Presidente della Giunta Regionale Lombardia, n. VII/16973
del 31 marzo 2004 ha approvato la trasformazione dell'Ente in Fondazione
Pensionato Sannazzarese ONLUS ai sensi della legge regionale 13.02.2003
n. 1.
L'edificio, strutturalmente dotato di numerose ed ampie vetrate e concepito come aperto alla comunità, si colloca nel centro cittadino ad angolo tra Via Alla Costa e Via Incisa e perciò facilmente accessibile a parenti e visitatori. L'immobile si sviluppa su tre piani fuori terra e un piano interrato. Nel piano interrato si trovano i servizi generali, i locali ad uso esclusivo del personale e un locale polifunzionale per incontri formativi e attività di animazione. Al piano terreno si trovano gli spazi comuni, i servizi collettivi, la palestra per la riabilitazione con accesso anche all'utenza esterna. Al primo e secondo piano si trovano n. 30 camere, gli spazi comuni e i servizi generali. L'accesso ai piani è garantito mediante impianto di sollevamento verticale. Nella zona retrostante la struttura è situato il giardino, attrezzato con panchine ed affacciato su di un'area di verde protetto (area Costa).
Al fine di ottemperare alle prescrizioni della normativa della Regione Lombardia, l'Ente ha perfezionato l'acquisizione di un immobile ubicato in Via Alla Costa posto a ridosso del complesso residenziale per poter disporre di superfici aggiuntive che consentano di creare tre nuclei abitativi protetti dotati di tutti i servizi necessari.
Gli ambienti di nuova realizzazione consentono agli utenti di muoversi
nello spazio in sicurezza e libertà, di vivere in spazi "familiari"
e personalizzabili, nel rispetto della privacy e dell'individualità
della persona.
Gli interventi si articoleranno in modo tale da permettere la migliore
utilizzazione contemporanea della struttura e in maniera di arrecare
il minor disagio possibile agli ospiti e gli operatori sociosanitari.
2006 - La Fondazione Pensionato è più grande ed ospitale.
La Fondazione pensionato sannazzarese onlus è stata edificata
negli anni ottanta sulla preesistente struttura di via Incisà
ed è stata oggetto di ampliamenti successivi nel corso degli
anni novanta.
L 'ultima ristrutturazione ed ampliamento è iniziata nel 2005
e terminata nei primi mesi del 2006. Gli interventi strutturali che
hanno consentito di ricondurre la residenza ai requisiti di legge e
dotarla di spazi aggiuntivi per organizzare 3 nuclei abitativi dotati
di tutti i servizi necessari, in cui ogni piano è dotato di sala
da pranzo, cucina e salotto oltre a bagni e servizi igienici attrezzati
per utenti con grave compromissione fisica, sono stati resi possibili
grazie al generoso lascito della professoressa Maria Luigia Scevola,
docente di Storia Antica, prima all'Università di Pavia, poi
all'Ateneo di Genova.
La professoressa, legata affettivamente a Sannazzaro, espresse già
nel 2001 la propria volontà di beneficiare la locale casa di
riposo di una donazione da destinare alla realizzazione di un ampliamento
della residenza intitolata ad
imperitura memoria del fratello defunto Ing. Eugenio Angelo Scevola.
Il valore economico dell'opera realizzata è superiore a 500.000
euro, a cui si sono aggiunti altri oneri connessi al rinnovo delle attrezzature
e arredi e alla realizzazione di impianti di raffrescamento in tutte
le aree comuni.
Dopo l'ampliamento e la ristrutturazione, la sede della RSA è
stata inaugurata in data 13 maggio 2006, alla presenza del Presidemte
della Fondazione, di amministratori sannazzaresi e dìrigenti
ASL di Pavia, con la benedizione del prevosto don Piergiorgio Valdonio.
La RSA, collocata nel centro deI paese, facilita il mantenimento dei
contatti e le visite di familiari e di conoscenti. Questa caratteristica
di apertura nei confronti del territorio che permette di conservare
il "senso di appartenenza" è ciò che si vuole
mantenere anche nel futuro.
La disponibilità dell'ampio soggiorno polifunzionale al piano
terra, un tempo sala da pranzo, consentirà di offrire, in particolari
occasioni, un servizio ristorante, oltre che ai propri ospiti, anche
ai parenti, al personale, ai visitatori esterni.
Tale sala polivalente è ora adeguata alle attività di
animazione, che potranno essere varie, articolate e coìnvolgere
un maggior numero di anziani, che soggiornano freguentemente nei salottini
adiacenti la sala stessa.
L'Ente per il futuro si propone di migliorare la qualità dei
servizi della RSA pervenendo anche alla certificazione degli stessi
e di verificare altre possibilità di erogazione di servizi all'utenza
esterna di carattere sociale e/o sanitario, oltre a proseguire ciò
che è già in atto, come fisioterapia, pasti al domicilio
e voucher socio-sanitari al domicilio dei sannazzaresi.
(da "L'Eco di Sannazzaro" n° 2 - luglio 2006)
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