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La Raffineria
Un paese in Lomellina: la storia, le tradizioni, il lavoro, la gente...

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contenuti principali

Attività sociali

Il Pensionato

Cenni storici.

Situazione attuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il "Piccolo
                rifugio" nel 1913 - Il Pensionato,oggi."PICCOLO RIFUGIO PEI POVERI CRONICI". Ecco il titolo che a questo Sig. Prevosto piacque di dare al Pio Istituto, dalla sua carità recentemente aperto e destinato a raccogliere i poveri cronici del paese che, mancanti di vesti, di pane e di tetto, solevano in addietro offrire all'attonito sguardo dei cittadini il desolante spettacolo di trascinare per le pubbliche vie, estenuati e laceri, la loro misera esistenza." La notizia della fondazione del Pio Istituto, voluto dal Prevosto Don Giovanni Gazzaniga , è riportata sull' "Eco della Lomellina" del 17 settembre 1893. "E che felice, degna dei più lusinghieri encomi fosse stata l'idea concepita del prefato Sig. Prevosto di aprire un tal ricovero, lo dimostra ad evidenza l'accorrere a gara d'ogni classe di persone ad offrire, appena fu aperto, quali vettovaglie e quali indumenti a decenza e sostentamento di quegli infelici". La storia della nascita del Ricovero è storia di miseria e di grande sensibilità da parte del suo fondatore, ma anche di solidarietà dei Sannazzaresi che, direttamente o attraverso le Opere Pie di Carità, facevano pervenire le loro offerte per incoraggiare il Parroco a perseverare nella sua filantropica iniziativa. Dai registri parrocchiali dell'epoca, in una relazione del Prev. Gazzaniga sulle Opere Pie e Fondazioni, si legge: "Avvi un ospitaletto dal titolo "PICCOLO RIFUGIO PEI POVERI CRONICI" aperto dal sottoscritto per i suoi parrocchiani l'8 maggio 1893 e posto sotto l'invocazione della Sacra Famiglia, con carattere puramente privato epperciò indipendentemente da protezione legale e non aspirante che alla tutela dell'Ordinario Diocesano. Finora i ricoverati stabili sono diciassette". Presidente di quell'istituzione era il Parroco, una Superiora ne eseguiva gli ordini, un economo - tesoriere provvedeva ai bisogni, pie persone concorrevano alla "Pulitezza del luogo ed alla cura degli ammalati". I locali, di proprietà della Parrocchia, erano situati nell'ala prospiciente la piazzetta della chiesa, che fa angolo col Vicolo Portone. Alla morte del Prevosto Gazzaniga, avvenuta nell'ottobre del 1902, il Pio Istituto passò sotto la gestione della locale Congregazione di Carità. Nell'agosto del 1906 il Consiglio Comunale discusse la proposta di provvedere una sede più adatta per i ricoverati, sempre ospiti nei locali della Parrocchia. Furono diverse le proposte al riguardo. Il consigliere Pastorini espose l'idea di adibire a tale uso la casa annessa al Santuario della Madonna della Fontana, abitata dal Cappellano, ma il Sindaco Luigi Fassi assicurò che il Comune e l'Opera Pia si stavano interessando all'acquisto della casa dell'ex - esattore Filippo Fagnani in Via Incisa. Dovettero passare altri tre anni quando nel luglio 1909 il cav. Carlo Pollone, Presidente della Congregazione di Carità, offrì 2000 lire per concorrere all'acquisto di un caseggiato degli eredi Valsecchi, in Via Vigevano e "ove le trattative non approdassero a buon esito" si propose di donare egli stesso l'area necessaria alla costruzione del fabbricato, in Viale Stazione. Ma anche quest'idea non andò in porto. Nel maggio del 1911 il Sig. Luigi Codebò, segretario della Congregazione, fece dono all'Opera Pia "la Carità" di un terreno posto in Viale Vittorio Emanuele (ora Viale Italia) necessario alla costruzione del Ricovero. E nel dicembre dello stesso anno il nuovo Presidente della Congregazione, avv. Enrico Pollini, emanava il bando di concorso per la presentazione del progetto. Costo complessivo dell'opera: 20.000 lire. Ma nel marzo del 1913, abbandonando l'idea della costruzione in Viale Vittorio Emanuele, l'avv. Pollini fece un appello alla cittadinanza per far sorgere un edificio "che risponda alle esigenze della scienza moderna, capace di ricoverare 20 vecchi, con annesso ambulatorio e 2 camere di degenza con 7 letti, per la cura degli ammalati di questo Comune" da erigersi su terreno di mq 2465, in località Stazione donato dal Cav. Pollone. La domenica successiva, nel salone della Società Operaia, il Dott. Mainoli tenne una conferenza per spiegare al pubblico presente la grande opportunità di creare in paese un ricovero per i vecchi con annesso ambulatorio medico - chirurgico. Dunque si trattava di costruire anche un piccolo Ospedale il cui personale sanitario sarebbe stato costituito dai due medici locali e da un Chirurgo Primario dell'Ospedale di Pavia che gratuitamente avrebbe offerto la sua opera una volta la settimana. E venne il maggio del 1914, quando il sindaco Avv. Angelo Gobbi, con una brillante relazione, sottopose al definitivo verdetto consiliare il progetto dell'erigendo Ricovero Vecchi ed Ambulatorio medico - chirurgico, presentato dall'Ing. Angelo Callegaris. L'edificio sarebbe dovuto sorgere a sud della provinciale Sannazzaro - Ferrera, verso l'abitato, nell'ultimo limite della proprietà del cav. Pollone che "assecondando i desideri manifestati dell'Amministrazione" aveva offerto in dono quella nuova area, in cambio dell'altra posta in Via Stazione. Costo dell'opera 43.000 lire, oggi corrispondenti a circa 235 milioni. Ma quell'Ospedalino non si farà mai perché il Cav. Pollone, all'atto della donazione del terreno, avanzò inaspettatamente due clausole: l'erezione dell'Istituto in Ente Morale e la rappresentanza perpetua nel Consiglio di Amministrazione di un membro della sua famiglia. Quei patti non furono accettati. Così non se ne fece nulla. Si tornò invece alla ricerca di un sedime da acquistare. Dovranno trascorrere altri cinque anni ed alle interminabili vicende burocratiche si aggiungeranno anche gli effetti dell'inflazione: le 60.000 lire del capitale a disposizione, dopo la Prima Guerra Mondiale varranno molto meno; e quando nel 1920 il Prevosto Mandelli, per fondare l'Oratorio Femminile con annessa abitazione delle Suore, chiederà la restituzione dei locali della Parrocchia, la Congregazione dì Carità acquisterà per 35.000 lire l'ex - Albergo Croce Bianca. Ma già nel gennaio del 1921, per l'inadeguatezza e l'insufficienza delle stanze, l'Amministrazione vendette lo stabile di Via Garibaldi al Sig. Lavatelli Luigi per un valore di 40.000 lire ed acquistò in Via Incisa l'ex - proprietà Fagnani al prezzo di 48.000 lire (7.200.000 attuali). Questa è la sequenza storica della tormentata vicenda del Ricovero alla ricerca di una sede propria e definitiva. Nel 1925 il Pio Istituto fu eretto in Ente Morale e si chiamò RICOVERO INDIGENTI "la CARITÀ". Gli anziani erano assistiti con mirabile spirito umanitario da tre Suore dell'Ordine delle Benedettine di Voghera. L'Ente era sempre amministrato dalla Congregazione di Carità e riceveva cospicue offerte in denaro e in natura (anche la legna per il riscaldamento) dai Sannazzaresi, compresi quelli residenti all'estero. Ogni anno, per la Sagra di settembre, veniva allestito un Banco di Beneficenza i cui proventi erano interamente destinati al Ricovero che, fino agli anni `30, ospitava 26 anziani. II resto è storia recente. Nel gennaio del 1967 prese l'attuale denominazione di "PENSIONATO SANNAZZARESE" e dal 1978, anno in cui le Suore Benedettine lasciarono il loro servizio, è diventato I.PA.B. (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza). L'edificio venne interamente rinnovato negli anni `80 ed ampliato negli anni `90 su progetto dell'Arch. Pier Franco Dallera. Oggi è una struttura che consente di ospitare 60 anziani non autosufficienti oltre ad un posto di Centro Pronto Intervento destinato ad assicurare, in via temporanea, il soddisfacimento di improvvisi ed eccezionali bisogni socio-assistenziali e sanitari.

Rosalia Carpani

( Riduz. e adatt. da "Il Pensionato Sannazzarese", L'Eco di Sannazzaro n. 3, settembre 1997).

 

Situazione attuale.

In giardino (Foto
                Scarpin)Il decreto del Presidente della Giunta Regionale Lombardia, n. VII/16973 del 31 marzo 2004 ha approvato la trasformazione dell'Ente in Fondazione Pensionato Sannazzarese ONLUS ai sensi della legge regionale 13.02.2003 n. 1.

L'edificio, strutturalmente dotato di numerose ed ampie vetrate e concepito come aperto alla comunità, si colloca nel centro cittadino ad angolo tra Via Alla Costa e Via Incisa e perciò facilmente accessibile a parenti e visitatori. L'immobile si sviluppa su tre piani fuori terra e un piano interrato. Nel piano interrato si trovano i servizi generali, i locali ad uso esclusivo del personale e un locale polifunzionale per incontri formativi e attività di animazione. Al piano terreno si trovano gli spazi comuni, i servizi collettivi, la palestra per la riabilitazione con accesso anche all'utenza esterna. Al primo e secondo piano si trovano n. 30 camere, gli spazi comuni e i servizi generali. L'accesso ai piani è garantito mediante impianto di sollevamento verticale. Nella zona retrostante la struttura è situato il giardino, attrezzato con panchine ed affacciato su di un'area di verde protetto (area Costa).

Al fine di ottemperare alle prescrizioni della normativa della Regione Lombardia, l'Ente ha perfezionato l'acquisizione di un immobile ubicato in Via Alla Costa posto a ridosso del complesso residenziale per poter disporre di superfici aggiuntive che consentano di creare tre nuclei abitativi protetti dotati di tutti i servizi necessari.

Gli ambienti di nuova realizzazione consentono agli utenti di muoversi nello spazio in sicurezza e libertà, di vivere in spazi "familiari" e personalizzabili, nel rispetto della privacy e dell'individualità della persona.
Gli interventi si articoleranno in modo tale da permettere la migliore utilizzazione contemporanea della struttura e in maniera di arrecare il minor disagio possibile agli ospiti e gli operatori sociosanitari.

 

2006 - La Fondazione Pensionato è più grande ed ospitale.

La Fondazione pensionato sannazzarese onlus è stata edificata negli anni ottanta sulla preesistente struttura di via Incisà ed è stata oggetto di ampliamenti successivi nel corso degli anni novanta.
L 'ultima ristrutturazione ed ampliamento è iniziata nel 2005 e terminata nei primi mesi del 2006. Gli interventi strutturali che hanno consentito di ricondurre la residenza ai requisiti di legge e dotarla di spazi aggiuntivi per organizzare 3 nuclei abitativi dotati di tutti i servizi necessari, in cui ogni piano è dotato di sala da pranzo, cucina e salotto oltre a bagni e servizi igienici attrezzati per utenti con grave compromissione fisica, sono stati resi possibili grazie al generoso lascito della professoressa Maria Luigia Scevola, docente di Storia Antica, prima all'Università di Pavia, poi all'Ateneo di Genova.
La professoressa, legata affettivamente a Sannazzaro, espresse già nel 2001 la propria volontà di beneficiare la locale casa di riposo di una donazione da destinare alla realizzazione di un ampliamento della residenza intitolata ad
imperitura memoria del fratello defunto Ing. Eugenio Angelo Scevola.
Il valore economico dell'opera realizzata è superiore a 500.000 euro, a cui si sono aggiunti altri oneri connessi al rinnovo delle attrezzature e arredi e alla realizzazione di impianti di raffrescamento in tutte le aree comuni.
Dopo l'ampliamento e la ristrutturazione, la sede della RSA è stata inaugurata in data 13 maggio 2006, alla presenza del Presidemte della Fondazione, di amministratori sannazzaresi e dìrigenti ASL di Pavia, con la benedizione del prevosto don Piergiorgio Valdonio.
La RSA, collocata nel centro deI paese, facilita il mantenimento dei contatti e le visite di familiari e di conoscenti. Questa caratteristica di apertura nei confronti del territorio che permette di conservare il "senso di appartenenza" è ciò che si vuole mantenere anche nel futuro.
La disponibilità dell'ampio soggiorno polifunzionale al piano terra, un tempo sala da pranzo, consentirà di offrire, in particolari occasioni, un servizio ristorante, oltre che ai propri ospiti, anche ai parenti, al personale, ai visitatori esterni.
Tale sala polivalente è ora adeguata alle attività di animazione, che potranno essere varie, articolate e coìnvolgere un maggior numero di anziani, che soggiornano freguentemente nei salottini adiacenti la sala stessa.
L'Ente per il futuro si propone di migliorare la qualità dei servizi della RSA pervenendo anche alla certificazione degli stessi e di verificare altre possibilità di erogazione di servizi all'utenza esterna di carattere sociale e/o sanitario, oltre a proseguire ciò che è già in atto, come fisioterapia, pasti al domicilio e voucher socio-sanitari al domicilio dei sannazzaresi.

(da "L'Eco di Sannazzaro" n° 2 - luglio 2006)


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