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La Raffineria
Un paese in Lomellina: la storia, le tradizioni, il lavoro, la gente...

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PAOLO MAGGI (1810-1890), riscoperta di un pittore dell'ottocento.

Nel settembre 2001, la chiesa di San Bernardino ospita una importante ricerca storica coordinata dalla Biblioteca Civica e dalla locale Pro Loco, sotto l'egida dell' Amministrazione Provinciale e dell' A.P.T di Pavia e in collaborazione con il Comune di Sannazzaro. La ricerca è intesa a documentare e censire tutte le opere lasciate dal pittore sannazzarese Paolo Maggi nelle chiese e nei palazzzi nobiliari del paese.

Il progetto generale della ricerca è stato curato da Stefania Gatti, Letterio Risitano e Fiorenza Marziani. La documentazione fotografica dei lavori dell'artista è stata affidata al fotografo pavese Enrico Ferri, con i contributi iconografici di Andrea Scarpin, Mario Grumelli e Gianmario Fontana.

Per gentile concessione degli Enti organizzatori, vengono qui presentati estratti dal bel catalogo della Mostra:

Sommario

Opere nella Chiesa Parrocchiale

Opere in San Bernardino

Opere in Palazzo Cardoli

Opere in Palazzo Pollini

Opere in Palazzo Cordera

Opere in Palazzo Malaspina

Da una collezione privata

 

Paolo Maggi: un pittore, il suo profilo

di Letterio Risitano,
studioso di storia locale


Paolo Maggi: un "seminatore di pittura"

di Alberto Ghinzani, scultore,
docente dell'Accademia di Brera di Milano
e presidente del Museo della Permanente di Milano

 

 

PAOLO MAGGI: UN PITTORE, IL SUO PROFILO

Osservando le opere di Paolo Maggi e visitando i luoghi dove egli espresse il meglio della sua arte pittorica, si va scoprendo il profilo di un grande tra i pittori dell’Ottocento che si sono affermati In questa zona.

Nei palazzi nobiliari, come nelle chiese della Lomellina, del basso Monferrato, del Novarese e dell’Alessandrino, traspare la sua inconfondibile linea pittorica dal tratto coinvolgente, come in un afflato lirico.

Egli nasce a Sannazzaro il 25 novembre 1810, da Francesco e da Teresa Ferrari. Trascorre alcuni periodi della sua maturità presso la famiglia Cardoli, imparentata coi Maggi attraverso uno zio paterno, Francesco Maggi, architetto di stato, noto per aver tracciato la mappa catastale di Sannazzaro nel 1787. Completati gli studi di pittura all’Accademia di Brera stabilisce la sua residenza in Milano fino alla sua morte, che avviene a Fara Novarese l’11 settembre 1890. Non lascia eredi.

Sannazzaro custodisce gran parte delle sue opere, che rappresentano un patrimonio dl notevole spessore artistico e culturale per il paese. Infatti si conservano ancora numerose pregevoli tele e affreschi, sopravvissuti all’incuria e allo scarso apprezzamento dell’artista, ingiustamente considerato tra i ‘minori’.

Le sue prime opere si fanno risalire al trentennio 1840-1870 in varie località della Lomellina:

A Sannazzaro, nel 1841, dipinge in S. Bernardino le pale raffiguranti l'"Adorazione dei Magi" e l'"Apparizione della Vergine"; ai lati dell’altare troneggiano due splendidi affreschi raffiguranti "La consegna delle chiavi a S. Pietro" e "L’annunciazione a S. Giuseppe". In questo periodo si presume abbia eseguito gli affreschi di Palazzo Cardoli, tra cui, molto pregevole, quello de "Le quattro stagioni"; la quadratura dello scalone e i soffitti di Palazzo Cordera; gli affreschi ai soffitti di Palazzo Pollini; si attribuisce al pennello di Maggi una tela raffigurante un sontuoso giardino custodita nei Palazzo Comunale, ma proveniente dall’ex Palazzo Mongini. Nel 1862 dipinge, nella chiesa parrocchiale, la tela de "L’immacolata" e quella delle "Anime purganti".
A Mede, tra 1865 e 1868 affresca Palazzo Soriani e le chiese della Madonna degli Angeli e del Loreto. Un secondo periodo fecondo per le sue opere è quello che va dai 1870 ai 1888, In cui suoi dipinti si trovano nelle chiese di Galliavola, di Tromello e a Boscomarengo presso il ristorante Roncalli.
A Torreberetti si ritrovano stupendi affreschi ai soffitti della parrocchiale risalenti al 1874 — 75, tra cui: "La predicazione di S. Giovanni", "La gloria dell’Eucarestia", "La sacra Famiglia".
A Giarole, nella parrocchiale, nel 1886, affresca la volta della chiesa. A Serralunga di Crea si presume abbia lasciato suoi dipinti all’interno del famoso santuario.
A Fara Novarese, infine, lascia numerosi affreschi (forse gli ultimi) nel coro e nella volta della parrocchiale.
Corre l’anno 1888.

Paolo Maggi si porta da un paese all’altro per eseguire le ‘committenze’, garantendo impegni di ‘prestazioni d’opera’, che in effetti si rivelano autentiche creazioni artistiche, autentici capolavori di pittura.

La dignità della sua riservatezza è quanto di più nobile e di più umano sia profuso nella sua personalità: non firma quasi mai le sue opere; non lascia traccia di sé, se non in rare ‘comunicazioni di lavoro’ con i suoi committenti negli ultimi anni della sua vita.

Raffinato nell’affrescare composizioni floreali e connotarle nei minimi particolari da stupefacenti contorni merlettati, o nel descrivere scene idilliache e agresti; determinato nel rappresentare quadrature baroccheggianti nelle scale dei palazzi, nei raffigurare angeli e putti, come se nascessero da un’intuizione caravaggesca; delicato, sembra scolpire nelle immagini sacre la dolcezza nei volti delle ‘Madonne’ come fosse ispirato dalla pietà di Michelangelo.

Forse la scuola di Brera e dei maestri dei ‘500 — ‘600, come il Moncalvo, o i colori della pittura del grande Raffaello hanno ‘ritagliato’ in Paolo Maggi uno stile di vita e di artista.


Letterio Risitano
studioso di storia locale


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PAOLO MAGGI, un "seminatore di pittura".

Il secolo appena trascorso ha contribuito al formarsi del mito dell’artista inteso come genio isolato, concluso a sé, al di fuori di ogni regola.

Non che il genio, specie nei secoli passati, non abbia esercitato la propria funzione di rottura e modificazione delle forme del pensiero e del linguaggio della visione. Ma, a volte, per un fenomeno essenzialmente mediatico, la sua immagine ha finito per convergere ogni fonte di attenzione a scapito dell’emarginazione se non della cancellazione di quell’ampio e sublime territorio di idee, di personalità - i cosiddetti comprimari - e di percorsi "minori" che sono il territorio fertile per ogni forma di cultura.

E’ il caso di Paolo Maggi che giustamente (e con legittimo orgoglio) a Sannazzaro si celebra ora nel modo migliore, mettendo ordine alla sua opera, togliendola dall’oblio, ripercorrendo la sua ancora poco nota vicenda umana.

Nato nel 1810 e presumibilmente uscito dall’ Accademia di Brera si può dire che l’Artista, nel dar seguito alle splendide imprese pittoriche compiute nel primi anni del Seicento dai vari Lanino, Moncalvo e Cerano, riporta la pittura in Lomellina e io fa con I modi dei suo tempo, con limpido spirito di "purista", In particolare nelle opere religiose che l’avvicinano al primo Hayez, quello che fu maestro incontrastato della Milano dì metà Ottocento.

Accanto alle opere sacre di Maggi, ecco i bellissimi fregi ed i decori a riquadro delle allegorie e delle vedute dl paese che ornano le varie dimore patrizie.

E la parte prevalente della sua attività sembra proprio essere questa. Al di là di auspicabili ritrovamenti — ad esempio, le commissioni di ritratti che ad un pittore della sua qualità non dovrebbero essere mancate (e la mia non vuole essere un'annotazione diminutiva) la pittura "d’ambiente" che era caduta per anni in disuso, sembra ora, pur con tecniche e linguaggi aggiornati, campo di sperimentazione delle attuali correnti dell’arte contemporanea.

Il "seminare pittura" di Paolo Maggi ha contribuito all’affermarsi di un rinnovato interesse per l’arte in Lomellina, proseguito ben dentro il Novecento con artisti come Amisani, Bialetti, Santagostino, Mainoli, degni anch’essi di essere ricordati. Bene accolte siano le iniziative come quella della Pro Loco Sannazzaro , ricerche che ci danno l’occasione di rileggere la nostra storia, per vivere il presente e per meglio interpretarlo.

Alberto Ghinzani
scultore, docente dell'Accademia di Brera di Milano e
presidente del Museo della Permanente di Milano


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